La chiesa

A Dolianova si trova una delle chiese romaniche più affascinanti della Sardegna, l'ex Cattedrale di San Pantaleo.
Nella struttura romanica in pietra arenaria risale alla seconda metà del XII secolo, ma presenta materiale di reimpiego d'età romana e bizantina nonché aggiunte goticheggianti del 1261-1289.
A renderla particolarmente affascinante è una serie di decorazioni figurate presenti a vario titolo all'esterno e all'interno: osserviamole.
Il sarcofago romano

Nel fianco sinistro esterno è incastonato, sorretto da due colonne romane, un sarcofago tardoromano strigilato (con scanalature ondulate) anteriormente e ornato ai lati con scudi in rilievo: secondo alcuni si tratta degli stemmi del defunto, coevi quindi alla tomba, secondo altri di aggiunte d'epoca successiva.
Sopra il sepolcro poggiano due colonnine con capitello composito (volute ioniche, foglie d'acanto corinzie e testina romanica) sovrastate da un'edicola ad archivolto a sesto acuto.
I serpenti

Sopra la porta centrale della facciata, l'architrave marmoreo di reimpiego (è troppo accurato nello stile per essere coevo delle altre decorazioni plastiche) raffigura una serpe accanto a un serpentello fra piante palustri: si tratta di un doppio richiamo iconografico a San Pantaleo, che era detto il "medico dei poveri".
Infatti il serpente, oltre ad essere già attributo del dio greco della medicina Asclepio e quindi emblema dei curatori, ricorda l'episodio che portò alla conversione del pagano Pantaleo in seguito all'insperata guarigione di un fanciullo morso da una vipera in un salto lacustre.
Decorazioni varie

Alcuni conci disseminati qua e là sono decorati con rilievi raffiguranti figure umane (sono stati identificati Adamo ed Eva) e animali quali aquile e leoni. Questi ultimi sono simbolo del potere, ma costituiscono inoltre un richiamo allegorico rispettivamente a San Giovanni e San Marco.
Peducci

Anche i peducci degli archetti che seguono il perimetro della chiesa sono plasticamente ornati, perlopiù con protomi umane che paiono maschere, fra cui si distinguono - nel tratto del muro sopra il sarcofago - quelle di un vecchio barbuto, un giovane, una donna con velo sul capo nonché una testa capovolta (forse divorata da un leone?), che vediamo subito dopo la lesena.
L'interno
All'interno presentano una decorazione figurata i capitelli e alcune mensole istoriate da cui spiccano varie figurette: la Natività, i Magi adoranti, due omini che si abbracciano, esseri fantastici e maschere dalla cui bocca scaturiscono racemi.
L'interno è arricchito anche da due grandi dipinti, uno nell'abside e l'altro nella parete destra.
Il primo, datato al 1261-1289, rappresenta al centro Cristo Pantocratore sul trono all'interno di una mandorla sorretta da due cherubini, ai lati profeti, due alberelli (uno del male e uno della vita) e apostoli. La mandorla dentro cui è inscritto il Cristo sul trono è simbolo di unità, armonia, luce.
Il secondo dipinto risale alla metà del 1300, è articolato in tre cerchi inscritti con sfondo di un delicato verde acqua e raffigura "Cristo in croce entro ruota di santi e profeti": il Crocifisso nella circonferenza interna, i profeti e gli apostoli nelle due corone circolari. Dalla croce si dipartono rami desinenti in pomi che racchiudono frasi di pietà.
Questo dipinto ha fornito l'ispirazione per un delicato romanzo di Giuseppe Pusceddu ambientato fra Oristano e Dolia nel periodo di Mariano IV di Arborea (L'albero della vita - Storia di un dipinto nella Sardegna del Trecento, Aipsa Edizioni, 1998): il pittore bolognese Pietro, incaricato di dipingere "Cristo in croce..." trova nell'albero, che rappresenta la vita (accanto alla croce simboleggiante la morte seguita dalla Redenzione), il pretesto iconografico per una sorta di propaganda per gli Arborea (il cui stemma è caratterizzato da un albero ed il cui nome deriva probabilmente dal latino arbor) durante le insurrezioni anti-aragonesi.Risale alla fine del XV secolo il Retablo di San Pantaleo, che consta di due trittici sovrapposti: negli scomparti centrali sono dipinti in basso San Pantaleo medico fra due miracolati e uno storpio, in alto la Madonna del Libro accanto al Bambino, angeli e un vescovo inginocchiato; nei laterali quattro scene del martirio del santo.
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