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mercoledì 3 ottobre 2007

Raffronto iconografico

Quanto propongo oggi non è strettamente legato all'Archeologia, trattandosi di un soggetto più recente, ma può fornire comunque qualche spunto per ulteriori raffronti iconografici, che allenano gli alunni a cogliere analogie.
Otto anni fa scrissi questo pezzo che lasciai in un cassetto ripromettendomi di studiare la questione successivamente, ma quando mi resi conto che non avrei avuto la possibilità di effettuare ricerche in quel settore, sottoposi l'accostamento iconografico in qualche forum sperando che qualcuno mi desse conferma: nessuno seppe dare una risposta certa.


Un'ispirazione gotica.
Uno dei personaggi disneyani più affascinanti è senz'altro la perfida regina Grimilde di Biancaneve e i sette nani (1937).
Si sa che la fisionomia è ispirata all'attrice Joan Crawford: lineamenti marcati, sopracciglia folte ed arcuate, sguardo duro, fisico asciutto; ma riguardo all'abbigliamento e a certe altre caratteristiche ritengo sia plausibile sostenere l'influsso della bella e misteriosa Uta di Naumburg.

Vedi Flickr.

Si tratta di una delle dodici sculture di grandezza naturale che decorano il coro Ovest del Duomo di Naumburg in Germania, opera - risalente al 1250 ca. - dell'anonimo Maestro di Naumburg.
Uta è una dei principi fondatori, che sovvenzionarono l'edificazione del Duomo.
Nella scultura, la sua figura è avviluppata da un lungo mantello con ampio colletto sollevato sulla nuca, capo coperto dal collo alle tempie da un cappuccio aderente fermato sulla testa da una corona tripartita. Sul petto la veste è ornata da un medaglione, la mano quasi grifagna è ornata da un anello: sono tutti dettagli che la accomunano alla Grimilde disneyana.
La cosa non ci stupisce in quanto è risaputo che Disney si ispirò spesso alle arti per personaggi e ambientazioni: sempre per Biancaneve, gli alberi parlanti sono tratti da quelli disegnati da Gustavo Doré per la Divina Commedia di Dante.
Inoltre Uta è un capolavoro della statuaria gotica: niente di più adatto del gotico tedesco per una fiaba da tregenda scritta dai tedeschi fratelli Grimm.

Ora, cercando nel web, vedo che sta per uscire un libro in cui il Prof. Stefano Poggi dell’Università di Firenze sviluppa la questione e trova conferme per questa analogia che a quanto pare era tramandata da tempo: clicca qua. Sono davvero curiosa di leggere l'affascinante storia di Uta-Grimilde!

8 commenti:

monicaf. ha detto...

Grazie a U.Eco, a S.Poggi, a voi.
Lieve e affascinante,l'articolo, il libro,Uta.

Anonimo ha detto...

Sono un innamorato di Uta, non passa anno che non vada a trovarla a Naumburg. C'è una piccola inesattezza in quanto scritto precedentemente: Uta non ha alcun cappuccio aderente, è il bavero del mantello che lei stringe con la mano sotto la stoffa per ripararsi la gola. E' tanto fredda quella cattedrale!
E' inoltre rilevante come sia rimasta, dopo ottocento anni, ancora una buona traccia dei colori originali, perchè anche se siamo abituati a vedere il romanico e il gotico nel suo scabro grigiore, in realtà le statue e financo i bassorilievi erano vivacemente colorati.

Anna Rita Vizzari ha detto...

Grazie per il tuo interessante contributo... peccato che sia anonimo!

helios ha detto...

Posto queste righe anche per l'anonimo commentatore e precisatore. Invito ad osservare con attenzione le foto reperibili sul web della statuta di Naumburg. Mi pare evidente che si tratti di copricapo aderente, non di bavero. Infatti la mano destra regge a sottogola il lembo del bavero ma dal lato sinistro, alla base del collo, principia in moto ascensionale e perfetta aderenza un cappuccio che si insinua sotto la corona. In gergo motociclistico e/o automobilistico contemporaneo dicesi “sottocasco”. Segnalo en passant che per gran parte del medioevo simili copricapi erano in uso per proteggere il cranio dei guerrieri dai pesanti elmi metallici. Non impossibile che la margravia di Naumburg ne adottasse uno per attenuare il duro contatto con la pesante corona.
HELIO
http://360gradi-helios.blogspot.com/

Anna Rita Vizzari ha detto...

Helio, grazie per il tuo validissimo supporto alla mia interpretazione.
Fra l'altro, molto interessante l'apporto del gergo motociclistico a sostegno della teoria!!!

andreas ha detto...

ciao,
parlo solo un po' di italiano.
feel free to have a look on my picture of the uta meeting:
http://blipfoto.com/view.php?id=117838&month=3&year=2008
a presto!

Anna Rita Vizzari ha detto...

Ciao Andreas, grazie, adesso vado a vedere il tuo blog!

Anonimo ha detto...

Elios Ha ragione; il passamontagna c'è