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giovedì 11 dicembre 2008

Percorso sul Trecento

Bosa: Incontro dei 3 vivi e dei 3 mortiNella rubrica "Materiali, strumenti, spunti operativi" dell'ultimo numero di Difficoltà di Apprendimento della Erickson compare un mio articolo intitolato "La caducità della vita nel Trecento: un percorso di storia, arte e letteratura" di cui riporto l'abstract:

Viene presentato un percorso interdisciplinare sulla storia medioevale e in particolare sulla crisi del Trecento, caratterizzata dall’avvento di pestilenze e carestie, che indussero una profonda consapevolezza della caducità della vita e quindi una nuova riflessione nella sfera religiosa, che si espresse tanto nella letteratura quanto nell’arte visiva. L’itinerario si rivolge ad alunni della scuola secondaria di primo grado.

Punto di partenza del percorso è un mio vecchio pezzo su Spolia.it.

martedì 2 dicembre 2008

La licantropia nel mondo antico

A Pompei nella casa I, 2, 24 era presente un dipinto di larario (ormai andato perduto) in cui comparivano, accanto ai tradizionali Genio, tibicen, Lares e serpenti, i seguenti elementi:
- un crescente di luna,
- due animali (presumibilmente cani o lupi) uno dei quali correva ululando mentre dalla sua parte posteriore spuntava il busto di un uomo con le braccia spiegate.

A casa ho una monografia di M. Della Corte (Case ed abitanti di Pompei, Napoli 1965, 3a ed.), il quale scrive:
«Apresi qui... l'ingresso ad una casa di pianta irregolare... notevole per il dipinto sacro S., 49, con la sospettata rapresentazione di una lykanthropia.»
E si riferisce nella nota 3 a Sogliano, in G., vol III, p. 16.

Ora, la descrizione del Sogliano che sono riuscita a reperire è nella Guida di Pompei a p. 75 (scaricabile qua):
«Svolto il canto dell' isola, si entra nel vicolo che porta la indicazione di via tertia; ove potrà osservarsi al n. 24 una caupona, avente nell'atrio un dipinto larario, che ha la particolarita della figura di un lupo, il quale correndo mette fuori dal corpo un uomo, con le braccia aperte in atto di spavento.»

G. K. Boyce (Corpus of the Lararia of Pompei, in MAAR 14, 1937, p. 23, nota 4) accenna a questo misterioso dipinto, ma di questo articolo ho soltanto le fotocopie nella mansarda dei miei: mi riservo di aggiornare questo post non appena ho la possibilità di reperirle.

Una raffigurazione analoga è presente in un rilievo (datato al 199 d.C.) su una piccola ara di Ostia, sulla quale si trova un'iscrizione che parla di una liberazione da una grave malattia, che potrebbe essere identificata come idrofobia in seguito a morso di cane (R. Paribeni, Ostia, in NSA 1920, pp. 156-166):
«Aram Nymphis Sanctis Amnion Aug(ustorum) n(ostrorum) ser(vus) liberatus numine earum gravi infirmuitate v...[v]ove[rat?] ...t...c...t...a...fecit dicavitque...idus i[an(uarias) (unias), (ulias )? ] Anullino iterum et Frontone consulibus».

(Immagine tratta da: R. Paribeni, op. cit., fig. 6).

Ecco altre interpretazioni iconografiche delle due raffigurazioni simili:
- A. Mau (Pitture ed una statua di Pompei, in Bullettino dell'Istituto di Corrispondenza Archeologica 1873, XII, pp. 230-247.) ritiene che l'uomo del dipinto pompeiano esca dall'interno del cane - tant'è che l'animale urla di dolore;
- R. Paribeni (op. cit.) descrive quello del rilievo ostiense come caduto per terra ed implorante.

A mio avviso, se l'interpretazione del lupo come simbolo della malattia (licantropia o idrofobia) da cui si è liberato l'uomo può calzare per il rilievo votivo, una presenza analoga stona nell'ambito di un larario, in cui si raffigurano soggetti dalla valenza augurale.
A questo si aggiunge il fatto che, presso il dipinto ormai svanito non risulta che si trovasse alcun riferimento ad una guarigione.
Il fatto che sopra l'arco della nicchia comparisse un crescente di luna configura questo larario come non estraneo al culto di Iside (su questo simbolo isiaco cfr. V. Tran Tam Tinh Essai sur le culte d'Isis à Pompéi, Paris 1964, p. 107): alla luce di questo si potrebbero interpretare i cani come animali sacri, quindi con pregnanza positiva.
D'altronde le pitture che decoravano le pareti del tempio di Iside, raffiguranti fra i vari animali sacri anche lo sciacallo, vennero probabilmente realizzate dai pittori dei larari (S. De Caro, La scoperta, il santuario, la fortuna, in AA. VV., Alla ricerca di Iside, Napoli 1992, p.11).

Il testo soprastante è tratto e semplificato dalla mia tesi di laurea.

Poco fa ho scoperto un interessante pdf scaricabile dal sito http://www.ledonline.it: si tratta di alcune pagine "in assaggio" del libro di Federica Giacobello, Larari pompeiani. Iconografia e culto dei Lari in ambito domestico, Collana: «Il Filarete. Pubblicazioni della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano» 251, 2008 (scheda del libro).